Quotidiano del Sud – domenica 7 dicembre 2025
Di Rosita Gangi
Artigiani d’eccellenza
A Cosenza la rivoluzione silenziosa della CNA
DOVE LE BOTTEGHE NON SI ARRENDONO
Il neo-presidente Marchese racconta gli ostacoli e le nuove opportunità del settore.
C’è un’immagine che basta da sola a raccontare la fatica di essere piccoli imprenditori oggi: quella di un artigiano, che apre la serranda alle sette del mattino, che si sporca le mani di lavoro, e tiene in piedi un’azienda familiare con sacrificio e passione. Eppure, metaforicamente, tutto quello che guadagna fino al 18 luglio non è suo: è dello Stato. Cinquantacinque centesimi su ogni euro che incassa se ne vanno via tra tasse, contributi e balzelli vari. Solo dal 19 luglio quell’artigiano, e con lui centinaia di piccole imprese della provincia di Cosenza, inizia davvero a guadagnare “per se’”, per la sua bottega, per i suoi dipendenti, per il proprio futuro.
Una fotografia che colpisce, soprattutto perché dietro ai numeri ci sono persone, famiglie, storie di resistenza. Ma a Cosenza non c’è solo il lato difficile: c’è anche un mondo artigiano che sorprende, fatto di micro-imprese che lavorano per mercati esteri, di laboratori che innovano tradizioni secolari, di aziende pronte ad accogliere giovani e a farli crescere.
Michele Marchese è il nuovo timoniere della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa) Cosenza, eletto all’unanimità a luglio 2025, classe 1973, imprenditore calabrese con un forte radicamento nel settore automobilistico, è figura molto legata alla formazione e all’innovazione. Con lui abbiamo voluto esplorare non solo la questione delle tasse, ma anche le prospettive più grandi, come attrarre i giovani sull’artigianato o far conoscere imprese “inaspettate” che nascono a Cosenza ma guardano al mondo.
Secondo l’ultimo rapporto Cna “Comune che vai fisco che trovi”, per Cosenza, le stime più recenti danno un “tax free day” (ovvero il giorno in cui, metaforicamente, l’azienda smette di lavorare per lo Stato e comincia a lavorare per sé) intorno alla metà luglio. Significa che un piccolo imprenditore cosentino lavora i primi 197 giorni dell’anno solo per pagare tasse e contributi. Come si spiega questo dato? È migliorato o peggiorato rispetto allo scorso anno e rispetto alla media nazionale?
Non è certamente un buon dato anche se rispetto all’anno scorso Cosenza è passata dalla 96^ alla 93^ posizione a livello nazionale.
Purtroppo, nella parte bassa del rapporto ci sono ancora una volta quasi tutte le città del meridione e ciò dimostra che c’è un problema strutturale legato alla mancanza di risorse pubbliche che si ripercuote su una maggiore tassazione imposta alle imprese.
Le faccio un esempio: circa l’86% del gettito fiscale viene incassato dallo Stato centrale, il restante 14% finisce nelle casse delle Regioni e degli Enti locali. Su questi ultimi però grava più della metà della spesa pubblica e quindi vi è una sperequazione tra le entrate tributarie centrali e le rimesse agli enti locali.
In questo contesto le amministrazioni locali devono compensare la differenza con tassazioni che anche se minime incidono fortemente su un tessuto economico debole.
Non dimentichiamo che la maggior parte delle imprese del nostro territorio è rappresentato da piccole e medie imprese che noi della CNA ci onoriamo di rappresentare perché costituiscono la spina dorsale dell’economia italiano e tengono in vita anche i cosiddetti territori marginali.
In concreto: quali sono le tasse o i costi che pesano di più sulle piccole aziende di Cosenza?
Oltre alle tasse, c’è un altro problema che pesa: burocrazia, permessi, tempi degli uffici. Quanto incide per una piccola impresa cosentina?
Il rapporto “Comune che vai fisco che trovi” della CNA ce lo spiega benissimo. Il problema centrale è legato all’imu e quindi al valore catastale degli immobili commerciali come i laboratori e i negozi. Anche qui le faccio un esempio: le pare normale che questo valore catastale, a parità di metri quadri e di destinazione d’uso, sia più del doppio di Bolzano e praticamente uguale a Roma? Glielo traduco in soldoni. A parità di metratura e valore commerciale a Bolzano si pagano poco più di 1.660,00 euro all’anno e a Cosenza più di 6.000,00.
Attenzione però, perché il reddito delle imprese delle due città è molto differente, il nostro è più basso e quindi il peso che grava sulle nostre imprese è molto più pesante di quello che appare.
Su questo la CNA è fortemente impegnata a livello nazionale con pressioni sul Governo centrale per la riforma del Catasto avvicinando il valore catastale al reale valore di mercato.
Certo a questo vanno aggiunte anche la Tari e le addizionali comunali e regionali che sono più alte e su questo incide l’inefficienza di alcuni settori della pubblica amministrazione che pagano la mancanza di visione comune e strategica su temi fondamentali come quelli delle infrastrutture e del sistema dei rifiuti.
La burocrazia è un tema centrale perché non viaggia alla stessa velocità delle imprese. In questo la CNA si presenta come un punto di facilitazione per le imprese con il proprio patronato che è delegato a gestire molte pratiche per conto della pubblica amministrazione; quindi, è più facile venire nei nostri uffici che impelagarsi in percorsi tortuosi.
Con l’amministrazione comunale di Cosenza, così come con la Regione, il nostro rapporto è solido e costruttivo e siamo presenti ai gruppi di lavoro che riguardano le nostre imprese, non ultimo, nei giorni scorsi quello dedicato alle attività commerciali.
Lei si è insediato da pochi mesi: nel suo mandato alla guida del CNA Cosenza quali sono gli obiettivi che si è posto concretamente per aiutare le aziende?
Ho la fortuna di avere accanto una squadra formidabile, coesa, rinnovata e giovane.
Tra i miei obiettivi metto ai primi posti quello di creare un Network funzionale tra le nostre imprese che consenta anche una maggiore integrazione tra settori che possono crescere insieme facendo rete e per questo stiamo pensando ad un progetto pilota di collaborazione tra i nostri associati.
Poi, bisogna farsi conoscere. Abbiamo delle realtà imprenditoriali straordinarie, che spesso sono più conosciute fuori dal nostro territorio. Per questo abbiamo intenzione di organizzare una serie di eventi per promuovere e valorizzare le nostre imprese anche attraverso l’utilizzo delle piattaforme web e dei social network che sono ormai indispensabili in un mercato globale rafforzando anche i servizi di consulenza e di formazione.
Cosenza attrae nuove imprese o le fa scappare? Cosa chiedete al sindaco e alla Regione per rilanciare il settore?
I dati ufficiali di Unioncamere ci dicono che Cosenza non fa scappare le imprese, anzi. Rispetto al 2025 c’è stato un incremento dello 0,5%. Potrebbe sembrare una sciocchezza, ma sono 282 nuove imprese che in un momento di congiuntura economica sfavorevole, in cui le imprese tendono achiudere, sono un buon risultato.
Certamente la nostra città è quella che a livello regionale offre le maggiori opportunità, in termini di ecosistema favorevole per le imprese anche per quelle giovanili e le start-up legate al mondo universitario.
Noi chiediamo costantemente alle istituzioni di prestare attenzione a questa realtà, snellendo tutte le procedure burocratiche, e rivoluzionando il sistema degli aiuti economici che sono complessi soprattutto nel sistema delle verifiche e dei controlli che spesso bloccano l’attività delle imprese.
Un tema molto attuale è quello dei giovani e del lavoro artigianale. Come può la CNA aiutare ad attirare i giovani verso mestieri manuali tradizionali, ma con uno sguardo al futuro (artigianato 4.0, digitale, sostenibile)? E che ruolo può avere l’Università della Calabria in tutto questo?
Il mondo del lavoro è in continua evoluzione, ma il lavoro artigianale è ancora estremamente importante. I dati ci dicono che le imprese hanno difficoltà a reperire figure professionali specializzate nel settore dell’artigianato, dell’industria e, banalmente, anche di autisti e questa tendenza si aggraverà ancora di più nei prossimi anni mettendo in crisi il sistema produttivo. Professioni che fino a qualche hanno fa erano considerate di basso livello, oggi sono molto richieste e anche ben retribuite. Quello che può sembrare banale lavoro manuale è in realtà un luogo di creazione, di forti componenti personali che con l’aiuto delle nuove tecnologie consentono di esprimere delle potenzialità straordinarie.
Noi in CNA lo abbiamo capito da tempo e per questo offriamo strumenti che facilitano l’accesso dei giovani nel mondo imprenditoriale con supporti finanziari specifici erogati da Artigiancredito e con iniziative di premialità, supporto e relazioni con altre imprese anche internazionali.
Vorrei ricordare che in questi giorni è partita la IX edizione di “Cambiamenti” il premio al pensiero innovativo delle nuove imprese italiane voluto dalla CNA per sostenere le migliori imprese nate negli ultimi cinque anni con premi fino a 20 mila euro e la possibilità di partecipare a incontri e confronti con altre imprese ed esperti del mercato imprenditoriale.
