Nei primi 7-8 mesi del 2022 i costi energetici sostenuti dalle imprese sono in molti casi triplicati rispetto allo stesso intervallo temporale del 2021. l’incidenza dei costi energetici oscilla oggi tra il 5% e il 15%, sostanzialmente il doppio rispetto al 2021. In generale di tutte quelle attività che lavorano a ciclo continuo con macchinari alimentati ad energia elettrica o con forni a gas come i panificatori.

Questo il grido d’allarme lanciato dal Presidente nazionale dei dolciari e panificatori della CNA, Francesco Cuccia.

“A causa dell’impatto dei costi di produzione, soprattutto quelli energetici, sulle imprese del settore dell’arte bianca, del carburante, del lavoro, delle materie prime, a partire dalle farine, dall’olio, e da altri prodotti alimentari, oltre i costi aggiuntivi dovuti all’applicazione dei protocolli per garantire la sicurezza sanitaria sia per i clienti che per gli addetti e agli imballaggi”

Il costo che le micro e piccole imprese pagano per l’uso dell’energia nel processo produttivo ha sempre rappresentato un elemento di criticità anche in condizioni “normali”. Tante volte CNA ha denunciato che nelle fasce di consumo più basse (quelle nelle quali sono ovviamente collocate le piccole imprese) si annidano i costi più elevati per unità energetica consumata (addirittura il quadruplo rispetto a quelle delle fasce più elevate). Tante volte la CNA ha segnalato che le piccole imprese italiane spendono per l’energia più dei loro simili all’estero e dei competitors più grandi a livello nazionale. È soprattutto sul fronte del “caro energia” che i panificatori si attendono interventi di aiuto straordinari e urgenti. da parte del Governo italiano, seppur dimissionario e da quello che si insedierà dopo le prossime elezioni del 25 settembre. Interventi tendenti all’alleggerimento delle bollette e all’azzeramento di tutti gli oneri di sistema, mettendo un tetto al prezzo del gas a livello europeo.

“Il caro bollette sta diventando una variabile incontrollabile per le imprese della panificazione che distrugge bilanci e redditività aziendali, perché ci troviamo con aumenti del 300%, prosegue il Presidente Cuccia”.

L’attenzione e la preoccupazione dei panificatori della CNA è rivolta anche alla sorte che attende le famiglie che già nella distribuzione moderna, soprattutto piccoli negozi di quartiere e discount, notano aumenti dei prezzi di generi alimentari che potrebbero apparire incomprensibili, ma che in realtà sono adeguamenti dovuti soprattutto all’aumento delle materie prime e dell’energia totalmente fuori controllo a livello internazionale, non solo nazionale. I costi di gestione per i panificatori sono aumentati a dismisura. Questo andamento legato all’inflazione ci preoccupa tanto perché il potere d’acquisto delle famiglie sta calando e assistiamo a un blocco dei consumi, anche se i rincari dell’energia e delle altre materie prime, solo in parte sono stati fatti ricadere sulle tasche dei consumatori.

Inoltre la CNA ritiene opportuno un azzeramento degli oneri del sistema contributivo previdenziale legato ai Contratti di Lavoro e chiede ai Sindacati di Categoria di collaborare e contribuire all’elaborazioni di proposte da presentare al futuro Governo, altrimenti diventa difficile se non impossibile rispettare gli obblighi dei versamenti fiscali e previdenziali di prossima scadenza..

In Italia ci sono quasi 20 mila imprese che producono pane iscritte nel Registro delle Imprese, per il 70% si tratta di imprese artigiane e il rischio è che a fine anno molte di queste chiuda l’attività. Oggi, con la sostanziale duplicazione dell’impatto energetico sui costi aziendali si può stimare un raddoppio di quelle percentuali, con un 13,6% di imprese non più nelle condizioni di proseguire l’attività e un 21,2% costretta a ridurre l’attività e conseguentemente anche l’occupazione.

 

La CNA chiede misure immediate di “calmierazione” del caro energia per le imprese di panificazione

il mantenimento e il rafforzamento dei crediti di imposta sui maggiori costi di elettricità e gas – incluse quelle che non ricadono nella definizione di impresa energivora/gasivora – prevedendo percentuali rafforzate per quelle imprese che hanno un’incidenza elevata dei costi energetici sul totale dei costi aziendali;
una rateizzazione “spinta” accessibile su richiesta da parte delle PMI;
nell’avvio di provvedimenti di gas release e energy release, definizione di quote di riserva, con procedure semplificate, destinate alle PMI, anche non energivore/gasivore;
un sostegno all’autoproduzione attraverso l’introduzione di un credito di imposta per l’installazione di impianti da fonte rinnovabile del 50% per le spese sostenute per l’installazione di impianti fino a 200 kW sui siti delle micro e piccole imprese;
l’avvio di una diffusa campagna di audit energetici presso le piccole imprese, anche attraverso semplici strumenti di sostegno, quali ad esempio i voucher;
la sterilizzazione delle accise sui maggiori costi energetici sostenuti dalle imprese rispetto al corrispondente periodo di fatturazione del 2019.

La CNA chiede inoltre misure di riforma a carattere strutturale

Riforma della bolletta: estrazione, almeno parziale, degli oneri generali di sistema, trasferendo alla fiscalità generale le componenti tariffarie volte al finanziamento delle agevolazioni per gli energivori/gasivori e quelle destinate al bonus sociale; definizione per via normativa di criteri di distribuzione della contribuzione delle componenti regolate della bolletta fondati sull’allineamento tra consumi e gettito, al fine di restituire equità al sistema.
Riforma del mercato elettrico e del gas, finalizzata a favorire meccanismi più efficienti di formazione del prezzo e a garantire maggiore liquidità e concorrenzialità dei mercati.
Nel recepire quanto previsto dal d.lgs 199/2021 sulle FER circa la riforma dei meccanismi incentivanti alle FER nonché di superamento dello scambio sul posto, garantire strumenti tarati sulle caratteristiche dei piccoli interventi di autoproduzione anche attraverso una adeguata valorizzazione dell’energia immessa in rete.
Inoltre va attivata la moratoria sui finanziamenti per un periodo di almeno 12 mesi cosi come è stato fatto durante l’emergenza pandemica